VERSILIA 1959

FORTE DEI MARMI
La spiaggia di Forte dei Marmi è,in giugno ,quasi deserta:la sabbia è liscia,sembra il pavimento di una sala da ballo.Dalla fila dei capanni,accuratamente verniciati,sotto festoni di trionfali bandierine ,
fino al frangente,sono piantate le tende:con eleganza quasi giapponese i quattro pali reggono la tela di color opaco e sotto si stendono,in delizioso disordine ,sdraie, panchetti, coperte dai colori degni di Matisse.
La figlia del padrone di un grande quotidiano,va verso la spiaggia con in mano uno stupendo accappatoio giallo.
Gli Agnelli posseggono una grande Villa, un pezzo di spiaggia ,al Forte.
Le file di capanne si spezzano, e così quelle degli accampamenti giapponesi sull’arenile: nel vuoto che così si forma, c’è un grande tendone ruggine.
Lì,seduto sull’orlo,c’è Gianni Agnelli,grasso,fiorente,abbronzato.Il fotografo gli si accosta: “Le dispiace se le faccio qualche fotografia?” chiede.
Con cortesia celestiale ,Gianni Agnelli risponde “Moltissimo!”. In quella si avvicina Umberto Agnelli , che domani si sposa ,allegro come un ragazzino,chiedendo da lontano: “Come va a Spoleto?”
Alla Capannina c’è una riunione del Rotary Club. Al bar  ,calda  ,massaggiata,
tenera come una pesca , la Contessa Volpi di Misurata , e , leggermente euforica per il cocktail, davanti ad un corteggiatore che sembra De Sica, ma  che  avendo quarantacinque anni invece di sessantacinque , si comporta come se ne avesse venticinque,  c’è la figlia del padrone del Messaggero , che parla al vento  sull’alto banchetto , con le gambe snudate  come due daghe.

VIAREGGIO.
Il grande lungomare tra le pagode è ancora poco affollato, è vero: negli alberghi la camera a un letto con bagno si trova ancora alla prima richiesta , i dancings sono ancora frequentati dalla gioventù locale , studenti e bagnini, con eleganti calzoni bianchi : ma Viareggio ha cominciato la sua grande stagione.
(da Attraverso l’Italia del Novecento- Touring Club Italiano)

Pier Paolo Pasolini scriveva questo come inviato della Rivista ” Il Successo” nel 1959 in un reportage di tremila chilometri lungo le spiagge italiane intitolato  “La lunga strada di sabbia”.
Attento osservatore scopre le vacanze negli anni del boom. Moravia è a Fregene, Rossellini a S.Marinella. Al governo ancora c’è un democristiano.Avevo una 600 e mi ero laureato: a settembre avrei incontrato mia moglie.
Tra le numerose offerte di lavoro ricevute,scelsi quella della Finsider.Lasciai
Lucca e la Versilia e mi trasferi’ a Roma, poi a Napoli.Presto ritornai….
per ripartire ancora……

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IO ED ELVIRA

gemma foto

S.Gemma   Galgani   

 

Ero sempre convocato alla selezione del personale impiegatizio , e cercavo sempre una scusa per non andarci , ma quella volta non potevo fare a meno di parteciparvi ,perché riguardava l’amministrazione. Erano stati selezionati dall’ufficio del personale tre candidati ,due donne ed un uomo.
Così quando  Elvira entrò nella stanza e si accomodò davanti a me, non credevo ai miei occhi . La ragazza assomigliava in maniera impressionante al ritratto di Santa Gemma Galgani  che mia moglie teneva  da sempre  sul  cassettone in camera.
Ero stupito ed aprendo  la cartella predisposta con i suoi dati, l’occhio andò veloce alle sue generalità : Elvira Galgani , nata a Milano….residente a Roma , anni   22 ,  nubile !!!
Mi venne spontaneo di chiederle, se  la sua famiglia avesse origini   toscane ,  forse lucchesi ,  ma ebbi una risposta negativa.
Quelli  intorno a me   non   capirono il perché della mia domanda ed anche  lei  mi chiese  :   ”  Scusi , che  cosa  le  lo fa  pensare ? ”        “ Il suo cognome che è uguale a quello di una Santa lucchese ” risposi, tacendo la grande  somiglianza. Sorrise esclamando “No , no ..non  ho  sante  in  famiglia “.  Non è stato questo il motivo per cui la scelta cadde su di lei . Risultò la più esperta , la migliore.   Dopo qualche mese , ritornò su quel dialogo ormai da me dimenticato e mi chiese informazioni della Santa Lucchese.
“Perchè non guarda su internet , si chiama  Gemma Galgani” le risposi ,non so perché un po’ seccato. 
Eravamo ormai  alla fine di Luglio ed i primi di Agosto lo Stabilimento chiuse per le ferie agognate da tutti. Ai primi di settembre, al termine della consueta riunione con il personale della amministrazione in cui stabilivo  i programmi di lavoro , Elvira si avvicino’  mentre sorseggiava un caffè  nel corridoio e mi raccontò che era stata  a Lucca verso la  fine di Agosto  visitando il  Santuario di S. Gemma e  constatando quanto la  Santa le assomigliasse. Ne era rimasta sconvolta tanto da voler  approfondire la vita della Santa attraverso anche la lettura dei suoi scritti compresa la corrispondenza intercorsa con  Padre Pio da Pietrelcina ; due Santi che avevano ricevute le stigmate. Parlava con entusiasmo di queste cose ed il suo volto , sempre incorniciato da un dolce sorriso sembrava illuminarsi. Aveva visitato la città e le famose ville dei dintorni l’avevano affascinata.” Sto diventando lucchese” concluse “ed alla prima occasione voglio ritornarci.
Elvira era una persona precisa ed ordinata nel lavoro , molto attiva e competente  .  Era di statura normale e vestiva con eleganza e molto colorato come le ragazze della sua età , ma con un tocco di charme in più, dato dal suo bel portamento. Era sempre sorridente e credo che  non doveva frequentare i colleghi che spesso organizzavano serate a base di pizza e musica.
Una sera ero con mia moglie ad un  concerto all’ Auditorium e la incontrammo.  Era da sola  e ci intrattenemmo  al bar durante l’intervallo. Mia moglie rimase piacevolmente impressionata da Elvira , sopra a tutto per la competenza dimostrata su Mozart e sulla musica classica. A Natale ,io e mia moglie  andammo a Lucca per riunirci con i genitori ed i parenti che, abitando noi a Roma, vedevamo sempre più di rado. In una delle Festività del periodo natalizio ,andammo a Messa al Santuario di Santa Gemma Galgani   di cui Loana era devota. Non  so perché, non mi meravigliai  di vedere venirci incontro Elvira, sorridente, vestita di nero, con tra le  mani un libro di preghiere . Era  anche senza il cappotto. Ci saluto’ con entusiasmo e chiese se era possibile rivederci, dopo la funzione religiosa, all’ingresso della Chiesa.
Così avvenne ed io ,mentendo, le manifestai il mio stupore di  trovarla a Lucca in quel Santuario. Elvira unendo le mani a mo’ di preghiera,  girandosi verso  Loana , disse con voce ferma e tutto di un fiato : “Signora dica a suo marito che dovrà trovare una nuova collaboratrice in ufficio. Dopo Befana ritornerò a Roma ,ma per dare le dimissioni. Vivrò qui con loro ” ed indicò un gruppetto di giovani ragazze vestite come lei  che si erano soffermate  in chiesa .Eravamo tutti commossi  ed io non
sapevo che cosa dire, ma Loana istintivamente l’abbraccio’ . Io raddoppiai quell’abbraccio. Un leggero tremito scuoteva il suo corpo, mentre le sussuravo “Brava” . Ci saluto’ in fretta  e raggiunse il gruppetto di giovani suore che erano in sua attesa. A Roma ,con la scusa di non  trovare una sostituta a cui effettuare le consegne ,riuscì a trattenerla fino quasi a Pasqua. Pensai di darle così il tempo per riflettere maggiormente. Mi sentivo stranamente responsabile del cambiamento avvenuto nella sua vita o meglio , penso oggi , sono stato un’incosciente tramite ?. Lasciato il posto  di lavoro si trattenne ancora per alcuni giorni a Roma ed in mia assenza frequentò Loana come avrebbe fatto quella figlia che non abbiamo avuto. Non parlò mai della sua famiglia, di dove e come avesse fino ad allora vissuto. La invitammo a pranzo prima che partisse  per Lucca .Non abbiamo saputo più niente di lei ,fino quando ricevemmo una cartolina  con la quale si diceva in buona salute e felice della scelta. Portava il timbro postale di Lucca ,ma nessun altro riferimento. Il retro era un immagine di S.Gemma . Capimmo che aveva preso il velo ,forse suora di clausura .Oggi  avrà cinquanta anni. La ricordo spesso, quando mi soffermo davanti all’immagine di Santa Gemma che ancora si trova sul cassettone anche se la mia Loana non è più con me. Ieri sera , cercando ancora di dare ordine alle carte ed ai miei ricordi, ho ritrovato la cartolina conservata da Loana ed ho sentito la voglia di scrivere queste sconclusionate righe con molta commozione .Quale credente devo chiudere questa storia pensando che, le vie del Signore sono veramente infinite e che, forse, questa storia non è ancora terminata.

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DONNE SENZA CALZE

Mia nonna materna, Iginia, era una persona semplice,ma culturalmente elevata derivante sopra a tutto dalla diuturna lettura di ogni genere di libro degli scrittori della sua epoca.Tolstoi,Verga,De Amicis ,Gogol,Wodhouse,Dickens, Puskin,Carducci,Manzoni se trascrivo i nomi dell’autori dei libri che mi ha lasciato e che ancora conservo.Leggeva con il solo occhio sinistro essendosi bruciata con l’aceto la cornea del destro.Avendo vissuto a lungo, io le ho proposto anche autori moderni come Cassola .Nella ragazza di Bube aveva apprezzato la descrizione della amore di Mara per Bube.Tra le cose che conservo ,avute da Nonna Iginia, ci sono varie annate rilegate della Domenica del Corriere.Vi rimando alla Treccani o a ….Wikipedia per capire cosa rappresentava quel settimanale in Italia negli anni 1918-1922 .Sulla Domenica del Corriere ( edizione domenicale del Corriere della Sera) c’era uno scrittore forse un poeta,che commentava in maniera vivace ed in rima i fatti di costume di quei tempi.Vista la mia età, sto passando in rivista tutto quello che, insieme a mia moglie ,abbiamo accumulato ,conservato ,ricevuto nel corso della vita.Così ho aperto l’annata 1918 della Domenica del Corriere e, tra mille altre cose interessanti ,ho trovato una  poesia  ,che ritengo essere uno specchio  di  quei  tempi  ,ma anche una  amaro  confronto  con  i  nostri.     L’autore , che  si  firma TURNO , commentava così una notizia di costume femminile .“Alle corse di Longchamp alcune signore sono apparse senza calze.”

DONNE SENZA CALZE

Giace spregiata e inutile una fina
calza di donna:in mezzo ad altre cento
cose obliate,l’ultima rovina
l’ha travolta.Saluta in mesto accento
la vita che l’abbandona ,
come i polpacci della sua padrona.

Oh giorni! dice, Oh Gloria! la pia schietta
seta ridea tra le maglie argute,
ed io balzavo su dalla scarpetta
dei fregi miei torcendo le volute ,
spiegando i fior tessuti in foggie strambe,
e gambo per quei fiori erano le gambe.

Amata a lungo io fui.Fu gia costume
delle nonne adorabili e pudiche,
raccolte a sera intorno al paralume
tra amici soapirosi e liete amiche,
intrecciar con le dolci ed agili dita
trame di calze e insiem trame di vita.

la calza allor non sivedea che in quelle
brevi ore,ancor non nata : poi discreta
entro il vasto ocèan delle gonnelle
spariva casta e dimorava cheta;
od appariva ,bianca meraviglia,
rapidamente intorno alla caviglia.

Ma sbirciando ,così, di tratto in tratto,
il mondodei frementi falpalà
mi prese un giorno un desiderio matto
d’uscire al sole in piena libertà.

Miraron i regni e vider le repubblice
donne private con le gambe pubbliche.
pareva il mio trionfo.Ma sapete
che ai meriggi succedono i crepuscoli.

Nel fodero gentil della mia rete
guizzar sentivo irrequieti i muscoli,
sentivo mormorar le donne belle
“non c’è calza più fine della pelle.”

Io non ero non ero esigente ;anzi ,modesta,
m’ero mutata in velo sì leggero
che ,per via,chi guardava un po’ alla lesta
non sapeva se c’ero o se non c’ero.
Di esser stata così mite ecco il frutto :
in esilio cacciata son del tutto.

Oh trionfo sublime!Oh caldo orgoglio
per voi,d’ogni eleganza alme regine,
emular,nel garretto terso e spoglio,
i saltimbanchi oppur le ballerine.

Voi siete mamme ,forse!Allegri,figli!
Chi negherà il purissimo candore
di vostra madre ,se persino i gigli
delle sue gambe espon senza rossore?
D’ogni velo importun posson far senza
gambe diritte e dritta coscienza.

Ma il figlio che non ha la ventura
d’aver la mamma senza calze,sente
che quella vereconda creatura
meritò d’esser madre veramente;
la benedice e porta per la vita
l’orgoglio di una madre assai vestita.

E l’uom che voglia scegliere fra tante
degna di esser moglie ,una ragazza,
non sposerà una cinica baccante
che ha messo tutte le sue gambe in piazza
e le calze da voi testè proscritte,
più onorerà quant’esse son più fitte.

Io per me mi rassegno al mio destino;
rinuncio lieta ad ogni pompa vana,
penderò dalla cappa del camino,
colma di doni il dì della Befana,
finchè tornino di moda,come io penso,
il pudore ,le calze ed il buon senso.
TURNO

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.. penna ,inchiostro e carta

 

Lunedì 2 febbraio 1970

Amore mio caro,
E’ strano,mi è venuta una voglia matta di parlare con te,e poichè non sei in casa,sento un vivo desiderio di scriverti.
Perchè?Forse perchè mi sento sola e triste? Non so spiegarmelo,sai!Ti voglio tanto bene e vorrei gridarlo a tutte quelle persone che stanno insensibili intorno a noi che attraversiamo  un periodo nero e con la morte nel cuore..non cessiamo di amarci .
Anzi il nostro amore si fortifica in questi tristi periodi. @@@@@ caro dobbiamo essere forti .Cercare di uscire al più presto da queste avversità,cominciare con fiducia da capo ed avere fede,tanta fede.Vogliamo caro???  Tu sei un bravo ed intelligente ragazzo hai tutte le doti per meritarti tutto quello che più desideri,pero’ sta a te ,amore,di cercare di sfruttarle al meglio.Vogliamo cominciare da adesso ??? Promesso!!! Voglio vederti più sereno e fiducioso e sopra a tutto felice. Ci riusciremo, perchè lo vogliamo.Vero ?? Ti amo tanto e so che non mi deluderai.

Tua @@@@@

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IO E……. LE RADICI

Dal 1966 non vivo più a Lucca ,mia città natale , ed abito a Roma.

Roma mi ha accolto con amore, così come è sua abitudine da secoli ed io mi sono lasciato coccolare dal ponentino dai colori dei suoi tramonti ,mi sono rinfrescato sotto i pini di Villa Borghese , mi sono commosso nell’abbraccio delle colonne di S.Pietro ed emozionato pregando inginocchiato davanti ad una lontana figura benedicente vestita di bianco in mezzo a migliaia di uomini di tutto il mondo osannanti.Ho gustato diecine di piatti romaneschi e giudei ,il mio fegato ha vinto la battaglia contro code alla vaccinara , trippe , matriciane , ” facioli co’ le cotighe ” e puntarelle .Ho visto uomini politici di ogni colore politico arrivare a Roma per cambiarla e finire per arrendersi ,non cambiare niente e mangiare al tavolo con chi la sera prima aveva chiamato ladro a Porta a Porta .
Ho sentito la musica di Vivaldi disteso sotto i Pini a Villa Borghese ed il cannone che spara a mezzogiorno dal Gianicolo.E poi…Appia Antica,Trastevere,il Pincio,gli aranci all’Aventino, il Tevere , il Palatino e le Catacombe con la Colonna Traiana.E che altro desiderare……anche se la vita comporta sempre occasioni tristi e di dolore dovunque uno si trovi a vivere.Roma con la sua saggezza scapigliata ,ma secolare ammorbisce tutto e lo trasforma in battute come ” a pagà e morì c’è sempre tempo ”

Ma le radici ti tengono legato alla terra da cui vieni e rispuntano sempre potenti nelle tue abitudini nei ricordi spensierati della gioventù ,nella memoria dei nonni e dei genitori.
Spesso mi accade che a fianco del Colosseo appare in dissolvenza l’ arborato cerchio.
Le radici  riportano verso la tua terra .Forse è l’ora di tornare …..

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TU ED IO

2016-05-07-14-40-52-2

 

Sono incredulo,stordito e non riesco a ragionare.

Non sei più con me,non devo più aiutarti ,non devo più proteggerti ,ma continuo ad amarti ,a volerti bene.Non ti vedrò ,non prenderò la tua mano la sera a letto ,non sentirò il tuo respiro lento,affannoso ,leggero ,non ti girerai verso di me per ricevere il mio abbraccio.Non è possibile. no..

Perchè hai chiuso gli occhi ed aperto leggermente la bocca in un sorriso irreale,ma sereno e se ti chiamo non rispondi ?Perchè singhiozzo,piango,mi dispero e non oso toccare il tuo volto ?Perchè i presenti mi guardano preoccupati?

E ti abbraccio ,ti bacio ,ti tocco le mani,ti carezzo il volto, bacio il tuo nasino michelangiolesco e la tua fronte ancora tiepida……ma piango.

Giro tra le dita e rileggo il bigliettino scritto di tuo pugno alcuni anni fa prima di affrontare l’ennesimo intervento chirurgico…

“non piangete la mia assenza,ma sentitemi vicino e parlatemi,io vi amerò come vi ho amato sulla terra”.

Lo rileggo, non piango la tua assenza ,sei accanto a me ,ci amiamo ancora e  comincio a parlarti .

Anche stasera ti parlerò amore mio…

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IO E MIO CUGINO GIANCARLO

Siamo nati a distanza di nove mesi e per trentanni siamo stati come due fratelli,malgrado che io non sia stato all’Asilo e non abbia fatto scuole pubbliche insieme a lui..

Io ero più fortunato ,mio padre aveva  una posizione sociale migliore del fratello di mia madre .Mia madre aveva conosciuto mio padre ,perchè era un amico del fratello; il migliore amico ,con cui condivideva alcuni vizietti, come il gioco ed una grande passione per calcio.Mia madre era molto coinvolta nella vita del fratello ed amica sincera, oltre che cognata di sua  moglie.

Mio zio era stato in gioventù uno dei tanti  fascisti entusiasti  ed aveva partecipato diciassettenne alla Marcia su Roma .La zia Anna era una donna allegra simpatica ed aveva le mani d’oro in tutte le cose che faceva.Quando mia madre aveva qualche problema ricorreva sempre a lei .Si può dire che esisteva una meravigliosa simbiosi e complicità tra le due famiglie e tra  noi ragazzi.

Durante la guerra noi lasciammo Lucca e sfollammo in Controneria .Mio padre restò a Lucca  con miei zii e mio cugino venne con noi.Le scuole medie non le facemmo a causa della guerra ,ma ci presentammo ad un esame speciale per accedere alle Superiori.

Io scelsi il Liceo scientifico e lui il classico.Era bravissimo in italiano e greco ed io preferivo matematica   e fisica.

Avevamo  idee politiche diverse.Lui era di sinistra ,io  liberale.

Giocavamo al calcio lui portiere io ala sinistra .Ha dovuto subire molti miei goal.All’età della patente auto io sapevo già guidare ed addirittura facevo di nascosto delle gare di velocità sul Monte di Quiesa, mentre lui ha preso la patente più tardi con fatica .

Tutti e due siamo stati lasciati dalle fidanzate ed abbiamo smaltito il dispiacere insieme. Avvocato lui Dottore in Scienze Economiche io,siamo andati insieme alla Fiat ,all’Alfa Romeo ,alla Banca Commerciale a fare le selezioni.

Io fui assunto dalla Finsider  ed andai via da Lucca.Lui restò inizialmente a Lucca in Banca Bertolli e successivamente si trasferì a Milano ,per tornare , sposarsi e vivere a Viareggio.Io mi sposai nel 63 e lui doveva essere il mio testimone di nozze ,ma un contrattempo le lo impedì.

Mi stabilì a Roma definitivamente.Nel 1968 ci vedemmo a Lucca e cenammo a Viareggio con le nostre mogli.Fu stabilito un programma per una loro permanenza a casa mia a Roma,ma ciò ,con nostro dispiacere, non è mai avvenuto .

Ci siamo persi di vista fino al 2012, quando scoprì che non svolgeva più la sua attività e  venni a sapere che non stava bene.Allora la mia ricerca fu assilante, perchè volevo ritrovare con lui l’affiatamento di un tempo.Era ricoverato in clinica da molti anni assistito dalla moglie.Andai a trovarlo.Non stava bene:la vita lo aveva molto segnato nel corpo e nello spirito.Eravamo felici di esserci ritrovati e appena ero libero da impegni famigliari andavo a  passare qualche ora con lui.

Tutto è finito presto, perchè in  Marzo improvvisamente, una domenica, ha lasciato questo mondo. A lui mi legava un affetto fraterno ,che non ha impedito tuttavia che per tanti anni non ci siamo mai sentiti ed incontrati.La vita crea spesso delle strane lontananze , ma io voglio ricordare soltanto quando ogni giorno stavamo insieme e la gioventù trionfava.

Così ti ho visto  su un freddo tavolo coperto da un lenzuolo verde che ho voluto alzare.Forse mi hai sorriso.Ciao.

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IO E LA NOBILTA’

In un vecchio baule in legno da lungo tempo ho conservato documenti provenienti dai miei nonni e bisnonni materni ed anche  paterni.Ormai ho una età in cui mi sembra inutile di conservare cose e ca…

Sorgente: IO E LA NOBILTA’

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IO E LA …..poesia

Tutti ,in qualche stagione della vita,abbiamo scritto poesie.Anche io …purtroppo ed ho anche la sfacciataggine di proporle.La mia stagione….poetica è stata tra i diciotto ed i ventitré anni.(1950-1955)

OCCHI MIEI..

Occhi miei cari

Gioie e tormenti

Mi donate.

 

IN    SETTEMBRE

Il lento triste rumore della pioggia

Rompe il silenzio del viale.

Un sommesso singhiozzare

Copre le mie amare parole di distacco

E le mani si cercano invano tentando di ricreare

Un incantesimo ormai distrutto.

 

PARENTESI DI LUCE

A volte nel grigiore dei miei giorni,

lieve m’appare di luce uno spiraglio,

un angolo di cielo

ed un raggio di luce in un barbaglio

di vividi colori

che si posa sulle cose smorte

sulle morte illusioni nell’infinito mare

dei disinganni dei miei sogni migliori…..

Si posa lieve sulle cose 

sui sentimenti per dare nuova vita.

Ed ora anche le cose opache

sembran bisbigliare liete favole sommesse

all’anima tradita.

 

VIVERE

Tra due tormenti uguali

Piccoli spazi di felicità .

 

TRAMONTI

Un rosso sentiero

Tremolante sulle onde

Unisce la sabbia al sole

All’infinito.

 

NOTTE

Occhi affondati nelle tenebre

Leggere carezzevoli illusioni

Per l’animo afflitto.

 

ALBA

Irresistibile

Qualcosa si rompe

Là in fondo al limite

Infinito del cielo

E diviene luce.

 

STAGIONI

Nel tenero verde

I fiori sussultano

La natura si sveglia

E’ un’altra primavera

Che insensibile viene

Per chi ?

 

AMORE

Se con la donna mia

Potessi a mio desir restare

La ucciderei dai baci .

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IO IL COMUNISMO E LO ZIO GINO

1940-1941 ::In quel periodo chi era sospettato di avere simpatie per il comunismo riceveva un trattamento speciale da parte delle autorità fasciste.Infatti in occasione della visita di un qualsiasi gerarchetto romano in città,si procedeva all’arresto cautelativo per il periodo di permanenza. Mio zio Gino era tra questi.Per evitare  S.Giorgio ,il carcere di Lucca, chiudeva casa e veniva da noi per qualche giorno.

Mio zio era una persona di grande cultura ed intelligenza :laureato in matematica e fisica ,ingegneria navale e astronomia all’Accademia navale di Livorno.Ma non era tutto, perchè aveva mille altri interessi in ogni altro campo della cultura amando la Pittura ,la Letteratura e sopra a tutto la ricerca negli archivi notarili di stato sui documenti medioevali.

Comunista , ha scritto storie di Santi e famosa era la Sua Storia del Volto Santo Lucchese.Non tutti sanno per esempio del contrasto ancora in corso con Sansepolcro .

Quando era ospite in casa mia, per me era una gioia in quanto potevo farmi raccontare cosa stava ricercando o scrivendo in quel momento.Tra l’altro mi spiegò in termini semplici il Marxismo e mi fece leggere anche il Capitale di Marx.Con suo disappunto da allora in me si creò una profonda antipatia per Marx e per sue teorie , su come erano applicate .Risultato non sono mai stato comunista .

Ricordo che dopo la guerra ,andavamo spesso a Gombitelli per cercare di scoprire l’origine di quella strana lingua che vi si parlava ancora specialmente da parte degli anziani.Allora il paese era una” isola linguistica protetta”.Ancora si producevano i famosi Gavorchi.Ancora più interessanti erano gli studi che faceva sullo sviluppo di complessi calcoli matematici in collaborazione con studiosi di tutto il mondo, con i quali era in continuo contatto postale.Famosi, per gli studiosi del settore ,i suoi sritti e le ricerche sulla Matematica Medioevale.I suoi libri vengono ancora oggi  ripubblicati e sono consultabili nelle Biblioteche delle Università di tutto il mondo.

Quando presi la Maturità nel 1951 ,era convinto che io sarei diventato un bravo Ingegnere per l’interesse dimostrato e la partecipazione alle sue ricerche matematiche.Però così non fu .Dopo due anni di Ingegneria, cambiai facoltà e ne fu dispiaciuto.

Ho voluto ricordare questa persona ,perchè ha Lui devo molto malgrado le sue posizioni assunte nel dopo guerra ,quando partecipò alla attivamente alla vita politica lucchese con cariche nella Amministrazione Provinciale e nel Partito Comunista.Presto però ne uscì ,forse era troppo onesto.

Molti studenti del Liceo Classico Macchiavelli di Lucca e della Università di Pisa  lo ricorderanno ancora per i suoi voti bassi e per la sua rigidità.

All’Accademia  Lucchese ,di cui era un membro, ed erano famose le sue Conferenze  che poi teneva anche in tutta Italia per il Ministero.

Il Caffè di Simo era il luogo che frequentava assiduamente.

Ero  il suo autista .Ho sempre saputo guidare l’auto anche prima della patente.Aveva una 500 del 1937 salvata dai Tedeschi ,ma non aveva piacere di guidarla.Così a 18 anni  lo accompagnavo spesso ed in cambio ricevevo l’uso dell’auto .Allora ero un privilegiato.

I lucchesi in genere lo hanno conosciuto poco ,dato gli argomenti di cui si occupava ,ma invece il suo nome compare in tutte le Enciclopedie del Mondo (anche su Wikipedia).Io ho voluto ricordarlo con profondo affetto con queste mie parole.

Ciao Tato Gino.

Gino Arrighi era nato a Lucca il 16 luglio 1906, vi è morto nel 2001.Si laureò in Matematica a Pisa nel 1928 e in Ingegneria Navale e Meccanica a Napoli nel 1931. Assistente volontario di Meccanica razionale a Napoli e poi di Astronomia a Pisa, svolse attività di ricerca ottenendo la libera docenza nel 1934.. In quegli stessi anni Gino Arrighi scrisse i suoi primi contributi di Storia della scienza, con qualche intervento in Storia della matematica.

 

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Pensieri sparsi di un aspirante archeologo sperso fra spazio e tempo.

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